Operazione S.I.S.S.I.: parliamo di contenuti?

Provo a condividere con voi una prima riflessione che ci permetta di iniziare a tracciare i contenuti di una possibile proposta politica, che diventi –arricchita dei vostri contributi- un sostanziale programma di lavoro per il futuro governo del Trentino. Ho provato a mettere in fila cinque parole che, per le loro caratteristiche, conducono ad un vasto numero di temi che personalmente ritengo fondamentali, e che vorrei fossero al centro dell’attenzione nel nostro dibattito: Sostenibilità, Innovazione, Sussidiarietà, Semplificazione, Inclusione (S.I.S.S.I.: un nome che ci permette di ricordarcele con un sorriso…).

  •  Nella parola SOSTENIBILITA’ si colloca la necessità di valutare in modo severo e documentato (con trasparenza!) tutte quelle scelte che comportano l’uso del territorio, che determinano un impatto sull’ambiente, che richiedono investimenti a breve e a lungo periodo, che inseriscono elementi di rigidità del bilancio provinciale, che vincolano per il futuro le linee di sviluppo della comunità. In altre parole, l’uso delle risorse dovrà essere sempre più sobrio, responsabile, oculato ma senza perdere di efficacia (fare meglio con meno);
  • nella parola INNOVAZIONE confluiscono gli impegni per la formazione (scolastica, universitaria, lavorativa, permanente), per la ricerca di base e per la ricerca applicata, per l’imprenditoria giovanile e per lo sviluppo economico coerente con le potenzialità territoriali (agricoltura, turismo, artigianato, cultura…), ma anche per una valorizzazione delle capacità e delle competenze pubbliche e private esistenti;
  • nella parola SUSSIDIARIETA’ si inseriscono sia la questione dei rapporti tra i diversi livelli di governo (comuni, comunità di valle, forme associative comunali, provincia e regione, ma anche istituzioni dello Stato), sia la necessità di riconoscere e addirittura di promuovere l’azione diretta dei cittadini, cui la Costituzione assegna un ruolo attivo nella costruzione del bene comune (ricordando così che la democrazia cammina su due gambe: la rappresentanza e la partecipazione);
  • nella parola SEMPLIFICAZIONE trovano posto sia le esigenze di agire sull’assetto organizzativo della provincia e della molteplicità di enti, aziende, strutture serventi oggi esistenti (le cosiddette ‘società di sistema’) per chiarirne ruoli e compiti, analizzandone con rigore finalità ed efficacia e valutandone la reale utilità, sia le esigenze di intervenire sull’attività amministrativa, sulle procedure, sugli adempimenti che spesso paralizzano i cittadini invece di favorirne l’azione, sia lo stile con cui ci si rapporta dentro e fuori le istituzioni (semplifichiamo atteggiamenti e comportamenti che allontanano e separano invece di avvicinare e di ispirare fiducia);
  • nella parola INCLUSIONE si colloca infine il vasto orizzonte dell’accompagnamento sociale (le azioni di sostegno del ‘pilone più debole’, come direbbe Baumann) e dei servizi alla persona, là dove l’ente pubblico è chiamato a promuovere politiche di giustizia e di solidarietà, in collaborazione con le feconde esperienze del volontariato, della cooperazione, del privato sociale che nella nostra provincia rappresentano un ‘capitale sociale’ considerevole e talvolta mortificato.

Vi presento questa sintesi pur approssimativa e incompleta per aprire la discussione: il significativo calo di risorse a disposizione dell’autonomia previsto nell’immediato futuro (dal 2015 si parla di quasi un miliardo e mezzo di euro in meno: su un bilancio di quattro miliardi e mezzo non è poco…) ci obbliga a ragionare seriamente su quanto è necessario e quanto non lo è (più) e ci sollecita a ripensare radicalmente le nostre politiche, che non potranno certamente più essere quelle del recente passato. Quali temi e quali priorità mettereste in un programma politico condiviso? Quale Trentino ci accingiamo a costruire? A voi la parola…

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3 risposte a “Operazione S.I.S.S.I.: parliamo di contenuti?

  1. Cara Donata,
    grazie per le tue riflessioni e il tuo metterti in gioco. Mi sono letta un paio di volte la presentazione di “Sissi”: sono spunti che mi fanno sperare e mi fanno venir voglia di riflettere e di esprimermi.
     
    Sostenibilità è una parola di moda, così come tante parole che crescono in popolarità, ma vengono svuotate di significato, e che vengono infiorate anche quando sono dure. Io credo che impegnandosi a promuovere “sostenibilità” bisogna necessariamente essere realistici: per come la vedo in Trentino, riforme “sostenibili” saranno portatrici di decrescita e cambiamento; non possiamo illuderci di poter mantenere l’attuale stile di vita e consumo, e, allo stesso tempo, volerci imporre dei limiti rispetto allo sfruttamento dell’ambiente. Essere più “armoniosi” comporta necessariamente essere “meno” consumatori; a meno che non vogliamo imporci regole e limiti nello sfruttare il nostro ambiente, ma, allo stesso tempo, promuovere la razzia in altre zone del mondo, per godercene i prodotti qua… ma non credo che un programma che include seriamente la “sostenibilità” possa cadere in questa grave contraddizione. So che sono temi che fanno sudare una buona parte dei Trentini, che hanno fondato la loro economia su uno sfruttamento continuo e crescente dell’ambiente (jeje, la vicinanza con Madonna di Campiglio m’insegna a essere realista…), e che per affrontarli realisticamente e fermamente (come credo ci sia estrema urgenza) ci vuole una buona preparazione in gestione dei conflitti e fiducia nella creatività e nella capacità di cambiamento. Innovazione, dirai tu.
     
    E scuola. 🙂 Il tema della scuola mi sta estremamente a cuore, per il mio impiego d’insegnante di scuola primaria. Assisto (e sono parte) tutti i giorni all’entusiasmo dell’apprendimento e della scuola come spazio di esperienza condivisa e costruttiva; ma anche alla stanchezza, alla disillusione e alla poca fiducia. Sono convinta che la tanto declamata “meritocrazia” (tante volte ce la presentano come la possibile soluzione di tutti i mali…) non farebbe che peggiorare questo ambiente, già così negativo. Credo invece che la scuola pubblica trentina (che so essere per tanti aspetti un’isola felice in Italia…) abbia bisogno di una spinta seria verso un miglioramento della preparazione degli insegnanti, per creare equipes che sappiano progettare e attuare insieme, e che siano riconosciuti socialmente come “esperti” in educazione. Io vorrei ci dessero la possibilità di dimostrare che nel nostro lavoro quotidiano la competenza c’è ed è fondamentale. Inoltre, da anni l’estrema confusione rispetto al futuro di noi precarie/i sta aumentando la tensione fra colleghe/i e il malestare rispetto alle istituzioni; mi preoccupano le lotte per i posti fissi, senza una visione più ampia rispetto alla qualità della scuola; e mi sembra che le istituzioni (o chi se ne fa portavoce) e i sindacati pecchino intenzionalmente di mancanza di sincerità quando non ci dicono chiaro che non esiste una soluzione miracolosa per assumerci tutti a tempo indeterminato, e che ci dovrà essere una selezione: è tanto chiedere criteri chiari, che durino più di un paio d’anni? 
     
    Innovazione ed inclusione, le due I di Sissi, viaggiano a braccetto: siamo innovativi se sappiamo includere le diversità, e includiamo la diversità nel momento in cui le permettiamo (ci permettiamo) di aprirci al rischio e alla opportunità del cambiamento. E con inclusione va un altro tema che mi sta estremamente a cuore: la cooperazione internazionale. Pur non essendo IL tema della politica trentina, sicuramente riveste un ruolo importante, sia a livello di politica che di bilancio. È così urgente che le risorse che investiamo in interventi di cooperazione internazionale smettano di essere il cerotto messo su una ferita sanguinante, per essere sempre più interventi che vanno alle cause dell’ingiustizia! Certo, cado facilmente nel campo dell’utopico… la cooperazione per come la conosciamo è in sé espressione del sistema che vive di queste ingiustizie, e sarebbe folle pensare che si ribelli al sistema che le permette esistere. Eppure, ho conosciuto interventi di cooperazione internazionale che cercano disperatamente di indicare le cause dello squilibrio per incidere su di esso in maniera più efficace. Per uscire dall’utopia e rientrare nei margini della cooperazione reale della Provincia nei prossimi anni, io credo che già il prendere seriamente le indicazioni riguardo agli effetti degli interventi esterni e della gestione degli aiuti in zone di conflitto (io trovo essenziale l’approccio “DO NO HARM”) sarebbe un buon passo. Sono sicura che tanti funzionari all’interno della Provincia già lo prendono in considerazione. Io sarei estremamente orgogliosa della nostra Provincia se nella prossima festa per i missionari e le organizzazioni di volontariato ci fosse uno spazio di riflessione seria sui contesti d’azione, sulle conseguenze economiche e sociali della presenza degli “stranieri”, sulle dinamiche di sistema che portano alla miseria una parte così ampia del mondo; se la Provincia priorizzasse il finanziamento a progetti che investono sulla formazione degli operatori e sulla conoscenza delle dinamiche sociali e politiche del Paese d’intervento. Altro tema spinoso che sta sullo stomaco a molti. Per non parlare poi dei migranti: quanto cambierebbe la nostra visione dell’immigrazione se i nostri politici e impresari ci raccontassero sinceramente quali sono i nostri interessi e le nostre responsabilità nei Paesi d’origine della migrazione? Sì, corro di nuovo al limite dello scontato e dell’ingenuo… è un rischio sempre incombente, soprattutto quando cerco di riassumere concetti che meriterebbero ben più parole.
     
    Beh, non so se queste riflessioni sciolte possano essere in qualche modo utili al dibattito che stai costruendo. Mi piacerebbe.
    Così come mi piacerebbe poterti sostenere in questi mesi, anche in un’ottica di riconoscenza per aver fatto rinascere in me la voglia di partecipazione alla politica locale.
    Credo faccia parte di quel “diritto al delirio” rivendicato da tante/i e redato da Eduardo Galeano… hai presente?
     
    A presto
    Sara

  2. Grazie Giorgio, condivido le sue riflessioni: la sobrietà dovrebbe scaturire proprio dalla responsabilità! Quanto più chi governa si sente responsabile nei confronti dei suoi concittadini -e non solo in tempi di crisi come quelli in cui viviamo…- tanto più i suoi comportamenti, il suo stile di lavoro, le sue relazioni, le sue scelte saranno ispirate alla sobrietà, alla ricerca dell’essenziale e del necessario. Credo anche che sobrietà e sostenibilità si completino a vicenda: la discussione è aperta!

  3. Credo che le Sue parole, che comunque sono ormai sulla bocca di tutti i politici, siano in buon inizio, vadano però arricchite di significati nuovie sopratutto io direi ” non solo parole, ma fatti”…..
    Fare meglio con meno è ( secondo me) possibile, anzi auspicabile, perchè ci sono Regioni (anche vicino a noi) che sicuramente da anni hannomeno di noi e hanno tenuto il passo alla grande….
    “Meno”, (almeno io credo), non vuol dire togliere servizi ai cittadini, ma utilizzare meglio le (molte) risorse a disposizione.
    Vorrei (se posso) inserire oltre alle Sue, una parola che ritengo molto importante nella vita dei cittadini ed è “Responsabilità”.
    Però per richiedere questo è “fondamentale” che chi governa dia il “Buon Esempio”, su tutti i fronti!!!
    Sono convinto che se chi governa dimostra di essere virtuoso, anche i cittadini, ai quali in futuro verranno richiesti sacrifici, saranno disponibili a seguire questa indicazione di fare meglio con meno, e tutto ciò sarà possibile con la collaborazione di tutti.
    Ma quali sono i comportamenti virtuosi?
    Ecco l’occasione per inserire un’altra parolina ormai comune a tutti ma che qualcuno non ne ha ancora scoperto il significato “Sobrietà”….
    Credo che ormai ce ne siamo resi conto tutti, in modo particolare dopo le ultime elezioni politiche, che i cittadini sono stufi dei privilegi dei politici, a cominciare dai loro ingiustificati stipendi.
    Quanti di noi (normali cittadini) possono avere 7/8 mila Euro netti al mese? E quanti degli attuali politici prima di essere eletti avevano questi stipendi? Ecco perchè una volta eletti, non se ne vogliono più andare!!! E così, invece di cercare il bene comune, durante l’espletamento del mandato, inseguono il consenso elettorale e quindi perdono di vista gli obiettivi (promessi in campagna elettorale), per il futuro del Trentino, per qualche spicciolo di voto…..
    Ecco allora che un’altra proposta interessante potrebbe essere il limite dei mandati, al massimo 2!!!!
    Il primo si impara, il secondo si lavora al meglio e….si prepara il terreno per chi verrà dopo….
    Credo che per il momento basta così….
    alla prossima Giorgio C.

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