Partiti: solo teoria?

Nella Relazione sulle libertà politiche presentata all’inizio dei lavori dell’Assemblea costituente (27 agosto 1946), gli onorevoli Merlin e Mancini dedicarono un ampio spazio ai partiti, considerati necessari per l’esistenza stessa della democrazia in quanto “punti di vista singolari sulla totalità”. Scorrendo la Relazione scopriamo proprio che la diversità e la varietà delle proposte politiche è fisiologica in un ordinamento democratico. “Nulla è più opinabile della politica e perciò anche i partiti contrastanti possono possedere e possiedono una parte della verità e possono perciò cooperare al bene comune. Se la politica è l’arte di governare la cosa pubblica, non è pensabile che proprio per quest’arte prettamente umana vi sia unanimità di vedute: vi sono invece contrasti, dispareri e disaccordi e allora è un bene che i cittadini possano non solo esprimere la loro diversità di opinione sui mezzi più opportuni per raggiungere il bene comune, ma che possano anche attraverso il partito liberamente scelto far valere il peso della loro forza e far conoscere la loro capacità costruttiva”. Sta a noi cittadini scegliere e valorizzare il progetto politico che ci pare migliore, dopo aver “ben conosciuto i vari punti di vista” ed anche grazie ad una “onesta discussione”… Dite che è solo teoria?

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