Primarie: un esito da far fiorire

Le primarie di luglio sono già storia, ma non le possiamo ancora archiviare: il dibattito che, giustamente, si sta svolgendo in questi giorni prima di tutto nei circoli del PD trentino, e poi in rete e sui giornali, è necessario per capire gli errori fatti e per correggerli nell’immediato futuro. Provo a fare alcune considerazioni, che spero aprano una franca discussione almeno tra i frequentatori di questo sito…
Prima di tutto mi sembra importante dire una cosa ovvia: dal confronto di sabato è emerso il candidato presidente della coalizione, Ugo Rossi. Può piacerci o non piacerci, ma nel momento in cui il Partito democratico ha scelto di stringere un patto politico per il presente ed il futuro governo del Trentino, ha accettato di allearsi anche con il PATT. E la vittoria di questo partito alle primarie, pur se a qualcuno può sembrare dura da accettare, determina con chiarezza chi sarà il caposquadra del centrosinistra nella competizione elettorale di ottobre. Dire ora “Io Rossi non lo voto”, come mi è capitato di sentire, è del tutto irragionevole ed incoerente con il percorso fatto finora: la democrazia ci piace solo se siamo noi a vincere? Se l’alleanza con il PATT ci sembra indigesta, avremmo dovuto dirlo prima (il tempo c’era e c’erano i modi per farlo): ora siamo fuori tempo massimo. Secondo pensiero: nel mio circolo abbiamo riflettuto con schiettezza sull’esito delle primarie e sulla evidente sconfitta del PD. Di tutte le ragioni che abbiamo individuato (organizzative, comunicative, collegate alla situazione nazionale) è emersa con forza una ragione centrale: la rottura del patto con il popolo delle primarie, tenuto ai margini del dibattito sul programma e sulle candidature e non coinvolto nelle decisioni essenziali per le provinciali di ottobre. Le avvisaglie della propensione al non voto erano ben visibili e avrebbero dovuto essere prese in seria considerazione; ma forse, si è ritenuto che il cosiddetto “zoccolo duro del PD”, cioè gli elettori che a prescindere da ogni problema confermano sempre e comunque la loro fiducia al partito, avrebbe in ogni caso garantito la vittoria del nostro candidato. Non è stato così. Dei 22.000 trentini che nel 2009 elessero l’assemblea provinciale (che da quel voto riteneva di essere stata legittimata ad assumere qualsiasi decisione) se ne sono presentati al voto quasi 8.000. Pensiamo che ciò renda necessario chiedere agli organi di governo del partito di rimettere il loro mandato, individuando figure di garanzia che, insieme ai circoli ed ai loro segretari, guidino il PD verso i prossimi appuntamenti, quello elettorale di ottobre e quello congressuale. E’ al congresso, i cui tempi dovranno essere discussi nel modo più ampio possibile, che chiediamo di esprimere una nuova classe dirigente ed una struttura organizzativa che sappiano privilegiare “il lavoro di gruppo e l’attenzione verso i problemi dei cittadini”, recuperando capacità di mobilitazione e di effettiva partecipazione democratica (qualche spunto in proposito lo trovate su ” Riflessioni sul PD della periferia”). Si tratta di far fiorire non solo questo partito, ma con lui tutta la comunità trentina ed il desiderio di cittadinanza attiva che anima le persone che la compongono…

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2 risposte a “Primarie: un esito da far fiorire

  1. Ciao a tutte/i!

    Vi segnalo questo intervento di Antonio Floridia sulla questione primarie e più in generale sulla “democrazia deliberativa”, teoria che ha ispirato il documento messo in circolazione da Fabrizio Barca: http://www.fabriziobarca.it/unidea-di-partito-cosa-puo-dirci-la-democrazia-deliberativa-antonio-floridia/ .
    Qui trovate una riflessione sul tema del nostro Alessandro Branz, che da tempo si occupa di questi temi: http://www.politicaresponsabile.it/pensiero/1133/il-partito-di-barca.html.

    Il dibattito è interessante, perchè Barca e Floridia si chiedono se lo strumento delle primarie, fino ad oggi considerato una sorta di mito fondativo del Pd, sia l’unica forma possibile di partecipazione alla vita politica. La forma-partito che hanno in mente, e che è mancata finora, è quella della “mobilitazione cognitiva”: un partito aperto che sappia mettere in circolo visioni e progetti, grazie all’intervento nei processi decisionali dei cittadini.
    In un simile contesto il cittadino non è più considerato un mero elettore, chiamato ad esprimersi periodicamente nel solo momento della “decisione” finale sulla scelta di questo o quel candidato, ma ha la possibilità di partecipare al più ampio processo di “deliberazione”, dove ognuno può portare il proprio bagaglio di conoscenze e competenze tecniche, le proprie visioni e speranze in una logica “discorsiva”, “conflittuale” e “cooperativa”.
    Solo in questo modo, secondo gli autori, le decisioni finali assumono autorevolezza, perchè trovano legittimazione nel fatto che ognuno ha avuto la possibilità di “dire la sua” rispetto ad un determinato argomento all’interno dei circoli, nelle assemblee etc.
    Il giudizio sulle primarie (almeno così come sono state concepite: applicate ad un partito che non mobilita e non sa prestarsi all’ascolto delle istanze provenienti dalla società) è abbastanza duro: permettendo al cittadino di esprimersi attraverso un voto su di un “pacchetto preconfezionato” che non ha peraltro contribuito ad elaborare, le primarie rispondono secondo Floridia ad una concezione “minimalistica” della democrazia, concezione che si fonda sul momento decisionale e tralascia quello deliberativo.
    Leggendo queste righe mi sono chiesto (anche in riferimento al caso trentino) se le primarie rappresentino davvero l’unico strumento del cambiamento o se altro, molto di più, si dovrebbe fare. Forse uno dei motivi della bassa affluenza alle primarie del 13 aprile, oltre alla clamorosa assenza di Donata Borgonovo Re e Luca Zeni, è proprio l’insoddisfazione degli elettori pd di sentirsi chiamati in causa solo al momento della scelta del candidato. Sarebbe interessante se su questo blog si creasse un dibattito, anche in prospettiva congressuale, intorno al tema fondamentale di quale modello di partecipazione il pd dovrebbe adottare.

    Buona giornata a todos,
    Gabriele

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