“Io ho un sogno”…

“Io ho un sogno”… Nel cinquantesimo dal famoso discorso di Martin Luther King -pronunciato a Washington il 28 agosto 1963, al termine di una partecipata Marcia per il lavoro e per la libertà- una piccola casa editrice francese pubblica un testo dal titolo “Nous faisons un reve” nel quale riporta i sogni di undici personalità di rilievo internazionale. Dieci uomini ed una sola donna, Maria Nowak, un’economista francese esperta in microcredito e fondatrice, nel suo Paese, dell’Associazione per il diritto all’iniziativa economica che da quasi vent’anni opera efficacemente a favore della capacità imprenditoriale dei cittadini ignorati dal credito tradizionale. Dieci uomini ed una sola donna: una pur evidente sproporzione della quale non si trova traccia nella recensione pubblicata su un quotidiano nazionale (che trovate qui allegata) e che invece mi ha colpito. Perchè ancora manca, tra gli uomini, la capacità di fare spazio alle donne? E perchè manca, tra le donne, la capacità di farsi spazio tra gli uomini? Penso al recente fallimento della proposta di legge in materia di preferenze di genere che ha visto schierati, in un fronte trasversale degno di ben altre battaglie di civiltà, consiglieri provinciali accomunati dalla semplice appartenenza al sesso maschile. Anch’io ho un sogno (piccolo, per carità, in confronto alla grandiosa visione di M.L.King!) ed è quello di vedere il sussulto di dignità delle mie concittadine che in ottobre potrebbero realizzare, con il proprio voto, il miracolo di rendere il Consiglio provinciale finalmente rappresentativo della società trentina (nella quale le donne sono ormai la maggioranza). Se le elettrici decideranno di dare la propria fiducia ad altre donne, candidate nelle liste dei diversi partiti -riservando semmai una delle tre preferenze disponibili, ad un candidato uomo- metteranno fine ad una sorta di monopolio maschile della politica provinciale e daranno inizio ad una nuova stagione di reale eguaglianza delle opportunità, e forse anche di migliori politiche pubbliche.

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5 risposte a ““Io ho un sogno”…

  1. Forse però c’è da dire quale sia questa virilità del cui sogno dobbiamo liberarci. E nemmeno questo basta perché la scelta di valore (per il mondo che vogliamo) non può essere soltanto negativa, no? Non si innescano circoli virtuosi per sottrazione, mi spiego? Dobbiamo invece trovare parole e luoghi e immagini che possano diventare desideri e di donne e di uomini, e che ci aiutino, tutti!, a cambiare strada; anche a quelli che ora stanno, pacatamente, dietro l’ordinaria amministrazione e di più non si chiedono.

    In Trentino si sta meglio; è innegabile per certi versi. Ma per altri non è così; sia quanto a violenza usata sulle donne sia quanto alla possibilità che noi cittadine abbiamo di incidere su questioni generali (vedi POLITICA), le statistiche sono allineate al resto d’Italia, se non peggiori. Un esempio fra tutti? L’imprenditoria femminile dove siamo noi la pecora nera. Ma, se ci riposiamo sugli allori del dopo-Dellai e non ci occupiamo che dell’ordinario appunto, accumulando all’occorrenza potere – perché è questo che con o senza Dellai sembra essere rilevante secondo, chissà, quell’idea molto virile del manovratore.. Un potere che accumuliamo, sottraendolo 1. alla società, a volte perfettamente in grado di fare, se solo non le si togliesse lo spazio, 2. allo Stato italiano – vedi l’Università e il sì gioioso alla riforma Gelmini perché tanto a noi che ce ne frega, siamo tutelati dalla Provincia. Beh, ci ritroveremo con un gigante senza anima. E, quando il Trentino cambierà colore politico (cosa che è nell’ordine delle cose) e ad un uomo, di destra, poi qualcuno chiederà perché non si occupa di questioni, che ai nostri compagni oggi preferiamo non fare cenno…. torneremo a sperare nella provvidenza o a fare arrancando quel che si può.. nella società marginalizzata tutelata e tranquilla.
    Io chiedo di più e mi aspetto dalla mia parte politica molto più di quanto si propone di rifare…. nella nuova giunta.

    ps: Se la grammatica (che non è reinventata, Andrea, ma con le donne al potere è semplicemente sbagliata) non è la battaglia che vi appassiona, assumetevene delle altre ma non fate i detrattori, quando ancora non vi siete domandati quale senso possa avere (anche senza vedere il nome e il cognome e il curriculum) l’impegno pubblico di una donna che, in un mondo costruito tutto da uomini, si è presa cura sempre degli “scarti” che quel mondo produceva. Io ripartirei proprio da qui. Saluti.

  2. Tutto vero…fatalita’ proprio ieri stavo leggendo Galimberti, e quello che volevo dire e’ riassunto benissimo in questo suo paragrafo: “Non e’ sufficiente che le donne entrino nella storia spinte solo dall’ostinata rivendicazione di cio’ di cui finora la storia le ha private. E’ necessario un passo in piu’. E a compierlo devono essere insieme uomini e donne. Il loro cammino deve prender le mosse da una rinuncia, la rinuncia ad assumere l’identita’ virile come specchio e modello di ogni altra identita’. Si tratta infatti di un’identita’ che gli uomini devono smettere di rivendicare e le donne di imitare.”

  3. Mi pare evidente che l’attuale società sia troppo squilibrata in favore del mascolino. Non può che essere disfunzionale.
    Tra il resto la stragrande maggioranza delle persone affette da disturbo narcisistico di personalità e da socio-/psicopatia è di sesso maschile. In tutto il mondo la percentuale di donne rispetto al numero totale di detenuti è sempre di molto inferiore al 10%.
    Ne vogliamo parlare, una buona volta, della questione maschile o continuiamo a mantenere il tabù e ignorare i fatti?
    Ne vogliamo tener conto quando votiamo o ci vanno bene le cose così come sono?

  4. E’ vero, caro Andrea, che talvolta capiti di enfatizzare le differenze tra maschile e femminile con ‘forzature’ lessicali: questo però accade nel tentativo (infantile e sgrammaticato quanto vuoi) di bilanciare la diffusa mancanza di attenzione al valore prezioso della differenza. Penso, ad esempio, all’ostinazione con cui si continua a chiamare sindaco una sindaca, o assessore un’assessora, o ministro una ministra… nessuno chiamerebbe operaio un’operaia o segretario una segretaria o parrucchiere una parrucchiera. Ci avete mai pensato? Non esiste il genere neutro, nella lingua italiana, eppure -soprattutto quando ci riferiamo a cariche pubbliche- si usa il sostantivo maschile anche nei confronti di figure femminili… Insomma, culturalmente abbiamo ancora molto da lavorare; politicamente, abbiamo il compito di rendere la rappresentanza coerente con la composizione plurale della società. Donne e uomini insieme, possibilmente con adeguate competenze e capacità, a lavorare per il bene comune.

  5. Io sono contentissimo che non sia passata la legge in materia di preferenza di genere. Forse da uomo non capisco, ma mi sentirei ancora piu’ discriminato oltre al fatto che sentirei minata la mia liberta’ di voto! E’ un discorso che si lega anche al linguaggio che si utilizza, per esempio quando alcuni scrivono “Ciao a tutte e tutti” oppure ancora peggio “tutt@”…ovviamente la seconda perche’ @ non e’ nemmeno una lettera mentre la prima frase e’ grammaticalmente sbagliata. Sono convintissimo che abbiamo bisogno di cambiamenti, ma non con leggi cosi’ e neppure reinventando la grammatica! Io voto chi piu’ mi rappresenta (in realta’ ormai da anni solo il meno peggio) donna o uomo che sia! Continua cosi’ Donata che forse questa volta non dobbiamo scegliere il meno peggio!!

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