“Cittadini, cittadine e istituzioni: quale partecipazione?”

“Cittadini, cittadine e istituzioni: quale partecipazione?”: questo il titolo della serata organizzata a Lavis dai circoli pd della rotaliana. Con Monica Baggia, avvocata penalista e candidata del pd, abbiamo riflettuto sulle fatiche della partecipazione attiva dei cittadini e delle cittadine alla vita pubblica. Sì, non c’era il folto pubblico delle grandi occasioni (peccato, perchè si fanno sempre scoperte interessanti quando si discute insieme) eppure si respirava il gusto di interrogarsi sulla politica, intesa come impegno “a sortire insieme dai problemi”, come scriveva don Milani. Siamo responsabili di ciò che accade nel nostro mondo -a partire dall’ultima tragedia nel mare di Lampedusa, solo apparentemente lontana da noi…- e siamo per questo chiamati a fare la nostra parte, piccola o grande che sia. Il resoconto della serata lo trovate qui.

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Una risposta a ““Cittadini, cittadine e istituzioni: quale partecipazione?”

  1. La sinistra che invoca partecipazione è, che le piaccia o no, in rotta di collisione con la sinistra che chiede sempre più democrazia diretta.
    La sinistra che invoca la democrazia diretta, nell’immensa presunzione che le masse non si rivolteranno mai contro di lei e non la useranno mai per zittire le istanze di sinistra, che la destra non sarà mai veramente in grado di usare l’istituto referendario in senso ricattatorio o vendicativo, che la democrazia, la costituzione, i diritti umani sono ormai un dato acquisito, si merita veramente una dura lezione di vita, perché certa stoltaggine è imperdonabile, oggi come ieri.
    La mazzata arriverà, bella soda, e torneremo indietro di un secolo e poi il pendolo tornerà avanti, a prescindere dalla volontà degli idealisti.
    E tra qualche generazione altri sognatori completamente privi del senso del reale vorranno cambiare il mondo con una bacchetta magica (quick fix) e, ancora una volta, saboteranno gli sforzi dei progressisti pragmatisti, accusandoli di essere cinici, pessimisti, collusi con le caste, conservatori, ecc. e così via dicendo, da millenni, per millenni. Tre passi avanti, due e mezzo indietro.
    La relazione è stata perfettamente illustrata nel film “Lincoln”.
    Abraham Lincoln, il riformatore che sa tener conto del contesto vs Thaddeus Stevens, il radicale intransigente che fino all’ultimo è pronto a mettere tutto a repentaglio pur di non fare un passo indietro, pur di non tener conto delle altrui sensibilità ed esigenze, alla ricerca dell’Ottimo senza se e senza ma, in un mondo in cui è bene procedere di meglio in meglio, per evitare di ricadere nel Pessimo.

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