Non possiamo sottrarci al dolore di troppi destini spezzati…

Il nostro lavoro non ci renda indifferenti e non ci impedisca di soffermarci qualche minuto a riflettere. Non possiamo sottrarci al dolore di troppi destini spezzati…

 

Dal blog di Liana Milella su Repubblica.it
Dopo Lampedusa dobbiamo farci tutti, noi giornalisti compresi, un’unica domanda. Questa: quanto tempo abbiamo dedicato agli uomini e alle donne che ogni giorno – attenzione, lo ripeto: ogni giorno – in grandi o in piccoli numeri, muoiono sotto i nostri occhi del tutto indifferenti. Io, per prima, ammetto la mia colpa, io che ogni giorno mi occupo di Berlusconi, delle sue nefande strategie per fuggire dalla giustizia. Io, nei confronti della gente che cerca una luce e muore nell’ombra e nel silenzio, senza che una madre, un padre, un figlio, apprenda di questa morte, io sono stata indifferente. Quanti altri devono ammettere la stessa colpa? La politica, larga, larghissima parte della politica, che da tutto è presa, ma non certo dalla gente che muore ai nostri confini, nelle misere periferie, in rifugi che appartengono a un altro mondo e su cui pure c’è chi ha il fegato di guadagnare e su cui nessuno sente il dovere di vigilare come dovrebbe. Gli immigrati sono come il carcere, fanno notizia solo quando c’è la tragedia. Allora, per un paio di giorni, tutti si battono il petto, poi voltano pagina e tornano alle diatribe di sempre. Signori miei, qui non c’è una sola Lampedusa, c’è ne sono migliaia, sotto il nostro sguardo indifferente. Negli autobus, dove alla donna incinta di colore non si cede il posto; per strada, dove la ragazza di colore viene pesantemente offesa e nessuno se ne cura; al mercato, dove a queste donne non è consentito di toccare la frutta. Mille episodi di razzismo spicciolo, di volgari manifestazioni di odio contro i presunti diversi. È insopportabile che proprio oggi il leghista Pini ritiri fuori la polemica contro il ministro Kyenge. Insopportabile che parli ancora contro la cittadinanza ai figli degli immigrati o per coloro che vivono in Italia da anni. Ben vengano invece, aiutiamoli, soprattutto ricordiamo che poggia su di loro una parte consistente della nostra economia sommersa. Chiudiamo quei lager che portano il nome di Cie, prigioni dove ci sono meno diritti che nelle prigioni vere. Creiamo nel Mediterraneo non muri e barriere, ma forme di rapida assistenza. Ma soprattutto smettiamo di ricordarci che loro esistono solo quando ormai sono morti.


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Una risposta a “Non possiamo sottrarci al dolore di troppi destini spezzati…

  1. Nessuno venga a dire che mancano i soldi: “la ricchezza MEDIA per adulto ha raggiunto il massimo storico di 51.600 dollari: è aumentata del 4,9%”
    http://www.repubblica.it/economia/2013/10/09/news/ricchezza_globale_famiglie_crdit_suisse_2013-68220365/
    Il mondo non è mai stato così ricco: circolano beni per un valore di 241mila miliardi di dollari.
    Il mondo non è mai stato così iniquo. Se 12 euro rappresentano questa abbondanza e 12 persone rappresentano la popolazione mondiale, 1 persona si prende 10 euro e 11 persone si prendono i restanti 2
    Il 41% della ricchezza mondiale è controllato dallo 0,7% della popolazione mondiale;
    850 milioni di persone nel mondo soffrono la fame, un valore in aumento, essenzialmente a causa delle speculazioni sui prezzi delle derrate alimentari
    UNIONE EUROPEA: disoccupazione al 24%, 120 milioni di poveri o basso reddito (146 milioni negli Stati Uniti, ossia quasi metà della popolazione)
    STATI UNITI: Meno del 20% della popolazione non ha preoccupazioni economiche.
    L’1% in cima alla scala sociale si è accaparrato il 95% della ricchezza prodotta nei quattro anni compresi tra il 2009 e il 2013.
    il debito privato della “virtuosa” Danimarca è pari al 322% del reddito delle famiglie, ed è il più alto del mondo.
    In Germania, il 25% degli occupati è pagato meno di 9,54 euro lordi l’ora. I corrieri dei pizza-express guadagnano attorno agli 1,59 euro l’ora per 40 ore di lavoro a settimana.
    Metà della popolazione si deve accontentare dell’1% della ricchezza.

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