La petizione contro il glifosato

Nel mese di maggio, la Commissione europea dovrà decidere se continuare o meno ad autorizzare l’uso del glifosato, un potente erbicida impiegato da molti agricoltori in giro per il mondo: “I coltivatori statunitensi di mais, i produttori indiani di cotone, i magnati argentini della soia, i cerealicoltori tedeschi: tutti irrorano i loro campi con il glifosato” (notizie più dettagliate nell’articolo di A. Sparmann – Die Zeit, Il pericolo del glifosato, pubblicato su Internazionale  19 febbraio 2016). Lo IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), organismo dell’Organizzazione mondiale della sanità con sede a Lione, ha pubblicato lo scorso anno un rapporto di novantadue pagine sul glifosato, frutto del lavoro di diciassette scienziati di undici paesi diversi. Lo studio giunge alla conclusione che il glifosato è “probabilmente cancerogeno”. Certo, non è un semaforo rosso ma è un semaforo arancione che, in base al principio di precauzione, segnala un pericolo e dovrebbe costringere a fermarsi per capire meglio quali effettivamente siano i rischi per la salute derivanti dall’utilizzo di questo prodotto, perlomeno in considerazione dell’intensità e del periodo di esposizione: problemi, questi, che riguardano innanzitutto gli stessi agricoltori. Va sottolineato, comunque, come il regolamento UE che disciplina l’introduzione sul mercato di prodotti fitosanitari (n. 1107 del 2009) preveda che le sostanze possano essere autorizzate solo se non sono state classificate come sicuramente o probabilmente cancerogene. Se questa è la norma di riferimento, difficilmente la Commissione europea potrà discostarsene… Mi sembra però utile ricordare che esiste un significativo problema economico: l’azienda statunitense che rifornisce il pianeta di glifosato, vende anche agli agricoltori le sementi geneticamente modificate che resistono a questo diserbante. Parliamo di un mercato che complessivamente vale quasi sei miliardi di dollari, tra diserbante e piante resistenti (mais, frumento e soia): se si negasse l’autorizzazione all’uso del glifosato in Europa, l’impatto su questo meccanismo commerciale sarebbe più che severo. Tuttavia, una decisione rigorosa –che ci auguriamo venga presa-  costringerebbe le aziende a sviluppare nuove strategie, compatibili con la salute delle persone, con la tutela dell’ambiente e con la qualità dei prodotti agricoli.  Io, intanto, ho firmato l’appello che trovate qui sotto. Lavoriamo come il colibrì….

Salvaguardiamo la nostra salute!! NO AI GLIFOSATI!!

 

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Una risposta a “La petizione contro il glifosato

  1. Gli esperti che, in rappresentanza dei 28 paesi UE, dovevano decidere sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato in agricoltura hanno rinviato la decisione a fine giugno. All’interno del Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (PAAF: Plants, animal, food and feed Committee) mancava una maggioranza chiara per assumere là decisioni e solo Italia e Francia sarebbero state apertamente contrarie all’uso dell’erbicida. Un link interessante per seguire la discussione è http://www.lifegate.it . E intanto, buone giornate della Biodiversità!

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