Le donne nei parchi non sono specchietti per le allodole

Uno dei temi caldi (e non certo per colpa dell’estate) del dibattito politico è quello della rappresentanza all’interno delle istituzioni di tutte le componenti della comunità. Donne e uomini nella vita quotidiana sono egualmente presenti nei luoghi di lavoro, di svago, di volontariato; quasi ovunque, le due metà del cielo condividono gli impegni e le sfide della modernità e si assumono le fatiche e le soddisfazioni delle responsabilità famigliari e professionali. Tuttavia, i luoghi della politica e della rappresentanza nelle istituzioni pubbliche sono ancora pesantemente caratterizzati dal monopolio della presenza maschile, con poche luminose eccezioni…

Per questo, stiamo discutendo una legge che introduca la doppia preferenza di genere nelle elezioni del Consiglio provinciale (ne parleremo più a lungo a settembre) ed abbiamo introdotto nella legge approvata lo scorso 13 luglio sul Parco Nazionale dello Stelvio alcune misure (si chiamano “azioni positive”) che garantiscano l’ingresso delle donne negli organi di governo delle aree protette. Come scrivo qui oggi abbiamo 6 donne su 66 componenti del Comitato di gestione del Parco Adamello Brenta, mentre nessuna è in Giunta (11 uomini). Eppure, sono certa che nelle comunità locali non manchino affatto donne, professioniste che potrebbero svolgere con competenza i compiti oggi affidati esclusivamente, o quasi, a colleghi uomini. C’è da vincere la pigrizia (o la diffidenza) di chi non vuole dar spazio al ‘genio femminile’, come lo chiamò papa Wojtyla, e che forse ha bisogno di un obbligo di legge per cambiare idea…

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