EUROPA NOSTRA di Cecile Kyenge

Carissime, carissimi,  
                       dall’inizio della legislatura al Parlamento Europeo ho lavorato duramente per  cambiare profondamente l’approccio dell’Unione alla politica migratoria e alla crisi dei rifugiati,  per andare oltre l’emergenza, con un approccio olistico, globale.
  Come sappiamo, fanno rumore soprattutto le divisioni in seno alle istituzioni europee, gli alberi che cadono, ma c’è anche una foresta che cresce: dalla settimana scorsa questa proposta globale di una vera politica comune europea dell’immigrazione e dell’asilo c’è. Il Parlamento Europeo l’ha messa in campo approvando martedì 12 aprile a Strasburgo, a larga maggioranza (459 voti favorevoli, 206 contrari, 52 astenuti), il mio “Rapporto sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell’UE in materia di immigrazione” che vi allego.
 Il Rapporto fissa per la prima volta l’Agenda del Parlamento Europeo per uscire dalla crisi dei rifugiati: una proposta politica globale che lega insieme politiche interne e politiche esterne dell’Unione Europea. Di fronte al triste spettacolo delle divisioni a cui abbiamo assistito fra i Governi dei 28 Stati Membri, ho dedicato più di un anno di lavoro alla costruzione del Rapporto affidatomi dal Parlamento, pensando che fosse proprio l’Europarlamento, che rappresenta tutti i cittadini dei 28 Stati Membri, ad assumersi la responsabilità di dettare l’Agenda per uscire da questa crisi migratoria.
  Il grande risultato ottenuto con l’approvazione del Rapporto, che rivendico come risultato dell’intera delegazione PD al PE, facendo passare molto della nostra impostazione, è figlio di un durissimo lavoro di allineamento delle posizioni politiche dei tanti gruppi politici a cui appartengono i 751 colleghi europarlamentari, lavoro portato avanti insieme alla collega co-relatrice maltese Roberta Metsola (PPE).
  La valutazione politica di fondo da cui sono partita è appunto che non ci sia una sola chiave di soluzione alla crisi dei rifugiati, ma serva un’approccio ed una strategia globale dell’Unione Europea, e un’agenda coerente di azioni interne ed esterne, di breve, medio e lungo periodo,  che, solo se attuate e messe in campo insieme, consentiranno all’Europa di affrontare quello che è il più grande spostamento di uomini donne e bambini ed emergenza umanitaria dalla Seconda Guerra mondiale. Il fenomeno migratorio non si contrasta, ma si può governare e gestire, nella combinazione ottimale tra politica interna ed esterna.  Meta finale: dotare l’Europa di una vera e nuova politica comune dell’immigrazione e dell’asilo, le cui basi sono ora disegnate dal Rapporto approvato, ricchissimo di linee d’azione.
 Queste le soluzione che vi sintetizzo in 10  punti chiave (anche in una web card che vi allego e che potete se ritenete rilanciare sui vostri social), l’Agenda che ora il Parlamento Europeo ha messo in campo:
  1. Attuare il principio di solidarietà fra gli Stati Membri previsto dai Trattati in materia d’immigrazione e d’asilo.  Non c’è soluzione senza vera solidarietà, interna ed esterna, fra tutti gli Stati Membri dell’Unione. Perno di fondo di tutta la strategia proposta è quindi l’attuazione del principio di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità fra gli Stati Membri, scritto nell’art. 80 del Trattato di Lisbona, rimasto sostanzialmente inattuato, che recita, proprio in materia di immigrazione, asilo e controllo delle frontiere: “Le politiche dell’Unione in questo ambito sono governate dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario”.
  2. Salvare le vite umane, con una risposta permanente di ricerca e soccorso in mare dell’Unione Europea. L’Italia con Mare Nostrum ha aperto la strada. Di fronte all’inerzia dell’Europa, l’Italia ha dato prova di grandissimo coraggio con l’operazione Mare Nostrum, la più grande azione umanitaria in mare della storia, che in un solo anno di vita ha tratto in salvo oltre 150 mila persone e garantito alla giustizia oltre 300 trafficanti di morte. Poi sono subentrate le operazioni europee Triton e Sophia, che rimangono soluzione europee emergenziali. L’Europa deve portare a compimento il cammino intrapreso dall’Italia con Mare Nostrum. Nel Rapporto fissiamo l’obiettivo di un rafforzamento della capacità di ricerca e soccorso in mare dell’Unione, con una risposta europea che divenga permanente e che possa intervenire puntualmente in tutte le situazioni di crisi. In sostanza, un Mare Nostrum europea.
  3. Superare il Regolamento di Dublino creando un sistema europeo centralizzato di gestione delle domande d’asilo. La chiave di soluzione fondamentale è il superamento dell’attuale Regolamento di Dublino che ha fallito alla prova di flussi migratori straordinari, penalizzando in particolare i Paesi frontalieri del sud Europa, come l’Italia e la Grecia. E’ la battaglia che come delegazione europea del Partito  Democratico abbiamo intrapreso dall’inizio della legislatura, insieme al nostro Governo. Con l’approvazione del Rapporto, il Parlamento Europeo sancisce la volontà di vedere superato il Regolamento di Dublino, archiviando il suo criterio fallimentare dello Stato di primo approdo come competente nell’accoglienza dei rifugiati. La Commissione Europea ha già messo in campo nelle settimane scorse un ventaglio di proposte alternative per superare Dublino, fra le quali anche proposte cosmetiche che in sostanza cambierebbero poco rispetto alla situazione attuale. Con l’approvazione del mio Rapporto, il Parlamento assume una importantissima scelta di campo fra queste proposte: proponiamo la strada di un sistema centralizzato europeo di gestione delle domanda d’asilo e di conseguente solidale redistribuzione dell’accoglienza dei rifugiati, fra tutti gli Stati Membri. Concretamente non si presenterebbe più la domanda di asilo all’Italia o alla Grecia, ma all’Unione Europea stessa.
  4. Rispettare gli accordi di ricollocazione dei richiedenti asilo già adottati dall’Unione Europea. In attesa della riforma di Dublino, gli Stati Membri devono adempiere ai propri obblighi di ricollocare 160mila richiedenti asilo all’interno dell’Unione Europea. Il Consiglio UE ha deciso nel 2015 il trasferimento di 160mila richiedenti protezione internazionale dalla Grecia e dall’Italia negli altri Stati Membri, impegno ancora sostanzialmente inattuato che il Parlamento Europeo riafferma debba essere rispettato.
  5. Attivare visti, ammissioni e corridoi umanitari.  Basta viaggi della morte, gestiti da trafficanti di vite umane. Il Rapporto sancisce per la prima volta la necessità di un meccanismo vincolante europeo di reinsediamento di un numero considerevole di richiedenti asilo direttamente dai campi profughi dei Paesi Terzi agli Stati Membri, i cosiddetti “corridoi umanitari”. Questo è un risultato importantissimo. Nel Rapporto sanciamo anche che tutte le persone bisognose di protezione internazionale debbano poter richiedere un visto umanitario presso ogni Consolato o Ambasciata europea in uno Stato terzo di origine o transito. Una volta concesso il visto umanitario, il beneficiario dovrà poter recarsi nel paese la cui Ambasciata ha rilasciato il visto, per poter lì completare le procedure di richiesta di asilo o protezione internazionale.
  6. Potenziare l’azione europea contro il traffico e lo sfruttamento dei migranti. Il Rapporto prevede il consolidamento delle misure già intraprese dalla Commissione Europea e il rafforzamento delle azioni destinate alla lotta contro il traffico e la tratta degli esseri umani. Indichiamo di introdurre strumenti comuni più stringenti a contrasto ad ogni forma di sfruttamento lavorativo dei migranti e sanzioniamo il fatto che in molti Stati questo reato si applica solo se collegato a forme di tratta o traffico.
  7. Salvare Schengen e la libertà di circolazione  con un sistema comune di gestione delle frontiere esterne dell’Europa. Schengen è l’Europa, è sinonimo e simbolo del sogno europeo: sospenderlo non risolve alcun problema. Nel Rapporto è indicata la chiave di soluzione per salvare la grande conquista di libertà che è Schengen: la gestione delle frontiere esterne dell’Europa come responsabilità comune perché frontiera di tutta l’Unione, sostenendo l’istituzione della Guardia Costiera e di Frontiera europea, già avanzata dalla Commissione. Ora è il momento di entrare nel merito di come farla e penso che l’esperienza della Guardia Costiera Italiana possa essere preziosissima.
  8. Aprire canali legali d’immigrazione anche economica. Se vogliamo contrastare i canali illegali d’immigrazione verso l’Europa, dobbiamo averne anche di legali. Governare e gestire responsabilmente il fenomeno migratorio esige anche l’apertura di canali regolari, legali, di immigrazione, anche economica. Perché sappiamo che tra le cause forzate d’immigrazione c’è anche il lavoro. Deve esserci un modo umano per immigrare legalmente in Europa. Con il Rapporto mettiamo una proposta in campo: invitando la Commissione a presentare una proposta di modifica della cosiddetta Blue Card, lo strumento con quale già oggi si offre un canale privilegiato di immigrazione economica altamente specializzata verso l’Europa. Un canale che però non ha funzionato adeguatamente. Per questo abbiamo proposto con il Rapporto e ho chiesto in Aula martedì alla Commissione un’iniziativa di modifica della cosiddetta Blue Card per l’ingresso legale di lavoratori nell’Unione, ambiziosa e all’altezza dei bisogni identificati nel mercato dei lavoro dei diversi Stati membri, non solo di alta specializzazione.
  9. Promuovere un piano d’azione europea d’integrazione dei migranti. L’integrazione di rifugiati e migranti rappresenta la chiave per il successo della futura politica migratoria comune, gli Stati membri devono mettere in atto politiche di integrazione per i cittadini dei Paesi terzi, migranti e rifugiati. Ma serve anche un’iniziativa specifica europea, e il Commissario Avramopulos, intervenendo in Aula nel dibattito sul Rapporto, l’ha annunciata.
  10. Rilanciare l’azione esterna dell’Europa sulla cause profonde dell’immigrazione nei e con i Paesi Terzi.  Serve una strategia europea che rafforzi il partenariato e la cooperazione europea con i principali paesi d’origine e transito dei migranti. Proponiamo che l’Unione Europea e gli Stati membri si dotino di una strategia a lungo termine per agire sulle cause profonde dell’immigrazione, cooperando in modo più stringente con i Paesi terzi di origine e transito, anche con il potenziando di strumenti già disponibili, come il Trust Fund for Africa.
 Con l’approvazione del Rapporto, il Parlamento Europeo ha fatto proprio l’obiettivo di una politica migratoria comune all’altezza delle sfide del ventunesimo secolo. Sta ora ai Governi degli Stati membri decidere se seguire questa via ambiziosa ma possibile dettata dal Parlamento Europeo oppure se decretare il declino definitivo del processo stesso di integrazione europea.
 Il Governo italiano, con la proposta del “Migration compact”,  ha fatto propria questa sfida,  quella di un’Europa che sappia andare oltre le politiche d’emergenza, dotandosi di una vera politica comune, adatta al tempo delle grandi migrazioni.
Ora lo spartiacque è tra chi, lavorando all’attuazione di questa Agenda, è favorevole a risolvere la crisi migratoria affrontandola solidalmente a livello comunitario, l’unico livello efficace, e i contrari, come la Lega, che desiderano invece continuare a utilizzare questa crisi per un voto in più o per dissolvere l’Europa, senza cura delle conseguenze e di quel che serve al nostro Paese e all’Europa, cioè soluzioni.
Papa Francesco la settimana scorsa a Lesbos, il cui hotspot ho visitato recentemente, ha indicato la via della speranza contro la paura, dell’appartenenza ad una comune umanità e dignità umana di quanti fuggono dalla disperazione, la via della fratellanza. Una politica europea che incarni questi valori è possibile. Ho chiamato questa politica Europa Nostra.
Cambiare l’Europa e risolvere questa crisi è possibile.
Un abbraccio, Cecile

P.S: mi rendo disponibile a presentare il Rapporto nei vostri territori, se siete interessati potete scrivete a: segreteria@cecilekyenge.it

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