Progetto Città-Valli, CiVà

 

Nero su Bianco gennaio-febbraio 2017

Presentazione del rapporto Montagne Italia 2016.

Sono stata a Roma per ascoltare le relazioni di presentazione del rapporto annuale della Fondazione Montagne Italia, nata nel 2014 dall’accordo tra la Federazione dei Consorzi di bacino imbrifero montano (in Trentino i BIM sono quattro: Adige, Chiese, Sarca, Brenta) e l’Unione dei Comuni montani. Lascio la parola alla sintesi dell’incontro e ad alcuni dati, tratti dal rapporto, che sono stati anticipati agli ascoltatori. Il quadro che ne emerge conferma l’uso del termine plurale ‘montagne’: non c’è una sola montagna, in Italia, ma ci sono una pluralità di situazioni che caratterizzano i territori montani, in alcuni dei quali lo sviluppo economico e sociale non ha nulla da invidiare ai territori di pianura ed ai maggiori centri urbani. Certo, maneggiamo un materiale delicato e fragile: vivere in montagna richiede una grande responsabilità e uno sguardo strabico. Attento al presente ma puntato sul futuro…

RAPPORTO MONTAGNE ITALIA: ALPI E APPENNINO ANTICIPANO IL CAMBIAMENTO DEL PAESE. PRESENTATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI LA “FOTOGRAFIA” DELLE MONTAGNE. BORGHI: “INCLUSIONE, COESIONE, SOSTENIBILITA’ PER VINCERE LA CRISI”

Il Rapporto Montagne Italia 2016 si può ricevere acquistandolo sul sito internet della Fondazione, a questo linkhttp://montagneitalia.it/progetti/rapporto-montagne-italia-2016/ 
La montagna torna a parlare al Paese. Lo fa attraverso i numeri e le carte del Rapporto Montagne Italia 2016, presentato nel pomeriggio di lunedì 18 luglio 2016 a Roma alla Camera dei Deputati, che illustrano le dinamiche socio economiche che l’attraversano e sottolineano la esigenza del plurale quando si parla di terre alte. Il 54% del Paese è infatti montano. Alpi e Appennini non sono luoghi marginali, ma sono tornati al centro del sistema produttivo, sociale ed economico, anticipando cambiamenti sociali e culturali, rispondendo prima e in modo diverso dalle città alla crisi. Numeri, carte, date, buone pratiche nel Rapporto 2016, realizzato dalla Fondazione Montagne Italia nata dall’intesa tra Uncem e Federbim. Una fotografia annuale – siamo alla seconda edizione – a dieci anni dagli ultimi Rapporti sulla montagna, prima della crisi economica e dei grandi cambiamenti istituzionali che stanno toccando il Paese.

“I dati del Rapporto confermano il ruolo di straordinario laboratorio che le montagne rappresentano per il Paese – afferma l’on. Enrico Borghi, Presidente dell’Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna e Presidente Uncem – La montagna è dal punto di vista demografico quello che il Paese sarà tra dieci anni. È il luogo in cui si sperimenta un modello di sviluppo della green economy, ha caratteristiche che fanno sì che si possa costruire un modello sociale di coesione. Il Governo oggi ha dato risposte in termini di risorse e di legislazione specifiche. Dobbiamo dunque costruire politiche che si basino su dati reali e non su sensazioni o addirittura su polemiche sensazionalistiche”.

L’evento alla Camera è stato l’occasione per analizzare lo stato dell’arte della politica per le aree montane. È stato il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Enrico Costa a evidenziare che nel Documento di programmazione economico-finanziaria del Paese vi sia una rinnovata attenzione per la montagna. “Non più finanziamenti a pioggia, non più ‘non scelte’ politiche – ha detto il Ministro – Favoriamo e agevoliamo chi ha iniziative, individuiamo linee strategiche su cui investire. Lo dice chiaramente il Def. Sul fondo di sviluppo e coesione serve un percorso tempestivo e vogliamo che un capitolo di questi fondi sia riservato per la montagna. Va reso organico. La dignità di uno spazio politico legato alle esigenze della montagna deve essere tenuto in considerazione”. Costa ha anche ribadito la necessità di intervenire sul sistema di governance viste la grande frammentazione istituzionale, dei Comuni e delle Unioni montane, nelle diverse regioni italiane.

Con il Ministro Costa sono intervenuti il Viceministro delle Politiche agricole e forestali Andrea Olivero, il Sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba, l’on. Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Da Olivero l’impegno da dare efficacia sui territori a quanto previsto nel Collegato agricolo che rilancia una politica forestale per ridare funzioni economiche e ambientali a 10 milioni di ettari di bosco, in Italia in continua crescita, nonché a puntare sull’agricoltura sociale e sulle produzioni ad alta qualità che hanno nelle Terre Alte picchi di eccellenza. Da Bobba, le spinte a lavorare, nei Comuni e nelle Unioni montane, sui temi lanciati dalla riforma del terzo settore, vista la fortissima presenza di associazioni e impegno comunitario nelle aree montane. Le comunità – emerge dal Rapporto – sono l’emblema della nuova montagna italiana. Attorno alla comunità si costruiscono coesione e democrazia.

Due le tavole rotonde. Nella prima, che ha guidato i duecento presenti nell’Aula dei gruppi della Camera tra i numeri e le schede del Rapporto Montagne Italia, sono intervenuti per la Fondazione Montagne Italia il Direttore Luca Lo Bianco e i due principali autori Giampiero Lupatelli (parte 1 e parte 2) e Fabio Piacenti. Nella seconda, le esperienze delle imprese con gli interventi Sonia Cantoni (Fondazione Cariplo), Massimo Bruno (Enel), Giovanni Teneggi (Confcooperative). Le imprese sono al centro di quasi 200 pagine di Rapporto Montagne Italia, grazie all’indagine campionaria che ha mostrato la straordinaria innovazione dei distretti e delle filiere montane, nelle Alpi e negli Appennini.

Il Rapporto Montagne Italia in sintesi

Come emerge dai numeri del Rapporto 2016, in montagna assistiamo a due flussi di “ristrutturazione demografica” che verosimilmente si diffonderanno a breve sul territorio nazionale. In primo luogo un tendenziale invecchiamento della popolazione, fattore che può rappresentare anche una straordinaria risorsa se consideriamo la potenzialità di un segmento demografico che esce dal mercato del lavoro ma che ha di fronte a sè una prospettiva di vita ancora lunga. In secondo luogo, la progressiva presenza di immigrati che si stanno sostituendo, anche nei cicli produttivi di rilevante importanza, alla manodopera locale che manca ma che necessitano di gestione nei flussi e non di occasionalità.

A questi due aspetti si lega il tema della sostenibilità, che porta con sé la capacità di una comunità di fare delle scelte in rapporto alle proprie specificità. Viene introdotta introdurre a livello sistemico nazionale un’esperienza interessante come la oil free zone nata nel Vanoi Primiero. La possibilità cioè di immaginare che le vallate montane siano anticipatrici di un percorso di progressiva emancipazione dal basso della logica che passa dal fossile alle energie rinnovabili. Le montagne italiane, insomma, sono uno straordinario laboratorio a cielo aperto di cosa potrà essere l’Italia tra dieci anni, perché lo sviluppo o sarà Green o non sarà, e sarà Green solo passando per l’impiego corretto delle risorse naturali montane e la riscrittura con le comunità locali del patto per il loro utilizzo ed impiego.

Un percorso che trova nella delega data al Governo per l’introduzione del pagamento di servizi ecosistemici ambientali il suo completamento. In base a questa norma, infatti, il Governo dovrà emanare un decreto che stabilisca il valore ecologico ambientale ecosistemico dell’utilizzo dei beni collettivi. Significa che acqua, aria, suolo, stoccaggio della CO2, valore ecosistemico del bosco diventano improvvisamente risorse quantificabili il valore del quale che deve essere reimpiegato per la tutela, la salvaguardia e la riproduzione del bene e che inevitabilmente porta con sé il tema della riorganizzazione della governance.

Altro settore nevralgico che emerge anche dai numeri del Rapporto è quello agricolo. Si è ottenuto un importante riconoscimento, quello della specificità dell’agricoltura di montagna nel quadro della nuova politica agricola montana, e lo stanziamento di risorse importanti per il periodo di programmazione 2014-2020, ma vi è la necessità di finalizzare su questi aspetti le risorse che ci sono e le capacità di far fruttare investimenti e di creare infrastrutture adeguate, dando spazio ai giovani ritornanti ed eliminando sacche di burocrazia che ancora rendono troppo paludate le procedure di impiego dei fondi europei per la montagna e le aree rurali.

Il Rapporto Montagne Italia 2016 vuole essere lo strumento, la mappa da cui partire per orientare le politiche pubbliche, l’utilizzo delle risorse europee, l’assetto istituzionale dei prossimi anni, legandosi anche all’esperienza in atto della Strategia Nazionale per le Aree Interne varata da Governo, Parlamento e Regioni.

Secondo appuntamento per il progetto CiVà.
Martedì 14 giugno saremo a Tione per il secondo appuntamento del progetto CiVà, dopo Cavalese del 21 aprile (“Cittadini in montagna e cittadini in pianura, tra differenze e opportunità”). Questa volta ci aiuteranno a riflettere sulle “Forme dell’abitare in montagna” tre docenti dell’Università di Trento ed un filosofo dell’Università di Innsbruck. La scaletta della serata, moderata dalla sottoscritta, prevede un’introduzione di  Bruno Zanon  cui seguiranno le voci di: Andrea Mubi Brighenti per una riflessione sul significato di ‘suburbano’, di Cristina Mattiucci per un’esperienza delle Alpi francesi (Grenoble) e infine di Andreas Oberprantacher per una narrazione sull’accoglienza dei profughi nelle periferie provinciali e montane di Innsbruck.Il desiderio è quello di allargare lo sguardo dalla nostra realtà provinciale per capire quanto ciò che accade attorno a noi, sempre in territori di montagna, può suggerirci idee nuove, e magari confermare la bontà di quanto già realizziamo. Diamoci il tempo di ascoltare e di riflettere:”anche per i pensieri c’è un tempo per arare e per seminare, e un tempo per raccogliere…”. Vi aspetto!

FORME DELL ABITARE IN MONTAGNA - Circolo PD Giudicarie-page-001

Notizie sulla Strategia nazionale per le Aree interne

La Strategia nazionale per le aree interne 2014-2020 (che trovate qui) è il documento che sintetizza le azioni che, inizialmente in un numero limitato di zone (una per Regione e Provincia autonoma), dovranno promuovere lo sviluppo dei territori più svantaggiati  e marginali del nostro Paese. Il primo obiettivo della Strategia è quello di garantire, secondo criteri di eguaglianza di opportunità, livelli adeguati di servizi ritenuti essenziali per la tutela dei fondamentali diritti alla salute, all’istruzione e alla mobilità. Per le aree-progetto selezionate, gli interventi saranno finanziati con i fondi comunitari disponibili e verranno monitorati dall’Agenzia per la coesione territoriale. Nella nostra Provincia, l’area prescelta è il Tesino: i comuni di Castello, Cinte e Pieve Tesino hanno ottenuto il giudizio positivo della Commissione nazionale incaricata di valutare le proposte progettuali (qui il documento di valutazione) e da circa un anno stanno lavorando sui temi della mobilità, della connessione tra turismo e agricoltura e della qualità dei servizi assistenziali e sanitari.

Materiali: 

COMUNICATO STAMPA

Da qualche mese,  un gruppo di lavoro molto competente, curioso ed appassionato, sta studiando e discutendo rispetto ai rapporti tra città-valli, montagne-pianure per capire i termini attuali di queste antiche dicotomie, e per conoscere quali siano oggi le vie attraverso le quali le persone, le associazioni, le amministrazioni, “i territori” si organizzano per mitigare le possibili ragioni di attrito e per sviluppare le possibili occasioni di crescita.

E’ un progetto che ci sta molto appassionando e che abbiamo  ribattezzato “Ci-Và” giocando sulla crasi dei termini “città” – “valli” e originando un’espressione d’interesse che italianizza il più diffuso “Like”. Per raccontare tutto ciò,  ci sarà una prima uscita  pubblica sul tema.

 civavol

Nella  speranza di restituire i primi frutti del nostro lavoro. Vi salutiamo cordialmente e Vi attendiamo

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